Dal 2015, la fondazione Altreparole ha intrapreso un cammino ambizioso: promuovere un nuovo modo di concepire le cure oncologiche, incentrato sull’umanizzazione delle terapie. Non solo protocolli medici e trattamenti farmacologici, ma un approccio che riconosce la persona nella sua interezza, nella sua storia e nelle sue emozioni.
Nell’ambito di questo percorso, particolare attenzione è stata data a pratiche capaci di armonizzare corpo e mente, alleviando lo stress, rafforzando l’equilibrio interiore e migliorando la qualità della vita dei pazienti. Tra queste, il Viet Tai Chi ha trovato un posto di rilievo.
Questa antica arte marziale, con i suoi movimenti lenti e fluidi, insegna ad abitare il corpo con consapevolezza, a lasciar scorrere le tensioni e a ritrovare una connessione profonda con il respiro.
La sua pratica, ormai riconosciuta anche dalla comunità scientifica per i suoi effetti benefici, aiuta a ridurre ansia e affaticamento, migliorando la capacità di affrontare le terapie con maggiore serenità e forza interiore.
Più che una semplice attività, il Viet Tai Chi diventa un linguaggio del corpo che parla alla mente, un gesto di cura che si inserisce in una visione più ampia della medicina, dove la guarigione non è solo un obiettivo clinico, ma un percorso che coinvolge tutto l’essere umano.
In questi anni, la fondazione ha continuato a sostenere questa visione, attraverso associazioni del territorio, creando spazi di ascolto, di movimento e di respiro, in cui la cura diventa un’esperienza vissuta, condivisa e profondamente umana.
Perché curare non significa solo combattere la malattia, ma prendersi cura della vita in ogni sua sfumatura.
Nel territorio sono attivi i corsi in sette diversi sedi. Il Maestro Maurizio Foschi (Associazione Tinh Vo Mon) segue il corso di Treviso.
Gli incontri sono settimanali e sono aperti ai pazienti, ai loro cari, al personale sanitario e volontari di ambito oncologico.
Ecco alcune testimonianze

Luciana Venturin
Sono più di 5 anni che frequento il Viet Tai chi e posso dire che è stato ed è un supporto importante nella mia vita.
Mi ha insegnato ad affrontare la mia malattia in positivo senza mai mollare. Il maestro è stato ed è molto di sostegno.
Sto facendo degli esercizi che non avrei mai pensato di riuscire a fare. Purtroppo, sto passando un momento personale difficile e il maestro con il suo modo e le sue parole mi è molto di aiuto e lo ringrazio per il suo supporto.
Siamo un bel gruppo e ci sosteniamo a vicenda. È un bell’ambiente e ringrazio anche l’associazione di averci dato questa possibilità.

Anna Menegaldo
Da qualche anno ho cominciato a praticare il Viet Tai Chi, non conoscevo questa disciplina, alcuni amici me ne hanno parlato e ho voluto provarla.
Mi sono trovata bene e ho continuato a praticarla. Il maestro Maurizio Foschi è molto competente e gentile, ci fa fare gli esercizi in base alle nostre possibilità.
Da qualche tempo abbiamo iniziato a lavorare con il ventaglio. È molto bello e io lo faccio volentieri ma non come vorrei perché ho problemi alla mano destra e sono un po’ limitata nei movimenti.
Comunque, nel complesso mi trovo bene e mi piace, lo consiglierei ad altre come noi.

Liviana Pascon
L’incontro con il Viet Tai chi è stata una scoperta imprevista di un po’ di anni fa , ma molto bella.
Mi ha permesso di fare attività fisica in un periodo impegnativo della mia vita, ma con molta soddisfazione e in condivisione con molte altre persone. Nasce un’energia che si riflette sul corpo e nella mente. Semplici movimenti ti aiutano a riprendere equilibrio, forza, vigore e determinazione, ma anche il sorriso con il piacere della condivisione e della socialità.
Questa disciplina offre molto e ringrazio per l’opportunità che ho avuto a suo tempo di sperimentarla e di continuare a praticarla. Un grazie a tutti coloro che contribuiscono a questo progetto e anche a noi partecipanti.

Teresa Leone
“Guarda, ho preso questo per te”. Lessi rapidamente il foglietto che tenevo tra le mani in cui campeggiava la scritta Corso di Viet Tai Chi.
“Sarebbe un modo per riprendere un po’ a muoverti! Cosa ne dici”? Risposi di sì purché anche lui si fosse iscritto insieme a me, visto che le lezioni erano aperte anche ai familiari.
Cominciò così, tutto per caso, visto che entrambi eravamo estranei al mondo delle discipline orientali e delle arti marziali.
Fin dalle prime lezioni, ci rendemmo conto che per eseguire i movimenti che il Maestro eseguiva in modo fluido e armonioso, era indispensabile accompagnarli con la giusta respirazione che talvolta doveva essere lenta e prolungata e a volte energica e veloce. Un’impresa non sempre facile ma con l’obiettivo di insegnarci ad acquisire forza, liberandoci dalle energie negative accumulate.
Ancora oggi, uno degli aspetti della disciplina che colpisce noi praticanti – forse più di ogni altro – è quando il Maestro racconta il “poema” che sottende una sequenza di movimenti collegati tra loro per creare delle forme che aiutano a ritrovare equilibrio e benessere fisico e mentale.
All’interno del gruppo, ognuno può esprimersi in base alle proprie possibilità fisiche e motorie: non esistono allievi più o meno bravi. Quello che conta è la continuità nell’impegno e di questo ne abbiamo una prova concreta tutte le volte che a lezione osserviamo la padronanza e il perfetto controllo che il nostro Maestro esprime attraverso i suoi insegnamenti.
Per questo mi sento di ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto che porta tanto aiuto a chi lo pratica.

Gabriella
Ho iniziato la pratica del Viet Tai Chi per pazienti oncologici nel 2018, quando il progetto di Fondazione Altre Parole, relativo alla diffusione di questa disciplina nell’ambito dell’umanizzazione delle cure, è approdato a Treviso.
Del VTC trovo attraente il fatto che non si tratti solo di una pratica che riguarda il corpo, ma credo l’insieme di mente e corpo. Già la trasposizione in italiano del termine VTC è sorprendente: significa “Coltivare l’energia per elevarsi” e lascia intendere che il percorso all’interno della disciplina richiede impegno, consapevolezza e cura, per sé ma anche per i propri compagni. La respirazione si unisce con logica al movimento e le forme mettono insieme più movimenti, con estrema armonia, unendoli a un poema che, in qualche modo è sempre metafora di un accadimento della vita.
La pratica consente di avvicinarsi più consapevolmente a una cultura che affianca alla materialità (del corpo) una forte componente spirituale: la figura del volo del gabbiano che si tuffa tra le onde del mare per soddisfare il proprio bisogno di nutrire il corpo e che risale libero verso il cielo, è solo una delle tante rappresentazioni dell’unione di queste due dimensioni. Credo che questa pratica consenta di concentrare pensieri ed energie in un percorso di crescita e di consapevolezza delle proprie capacità: cosa che diviene essenziale nei momenti più duri della vita, come quelli legati a malattie che, per la società contemporanea, sono ancora stigmatizzanti.
