Passaggio a 3° Dang, ma davvero è successo?
Questo mi sono chiesto venerdì sera dopo aver concluso l’esame per il passaggio a 3° Dang, ma davvero è successo?
Quello che spesso accade quando si raggiunge un traguardo insperato, almeno nel caso mio, è guardarsi indietro, è andare a ripercorrere la strada che si è intrapreso tanti anni prima, 25 nel mio caso.
Ebbene si sono 25 anni che faccio Viet Vo Dao, con i miei alti e bassi, con alcune pause e momenti di esaltata frenesia.
Quando ho cominciato è stato, come si suol dire, quasi per caso.
Venivo da un’altra città dove facevo Aikido e trasferitomi a Treviso mi presentarono un collega che dicevano essere un Maestro di Arti Marziali.
Quel Maestro sarebbe diventato il MIO Maestro, Foschi Maurizio.
Mio scritto in maiuscolo, secondo me, differenzia quello che è un istruttore di una qualsiasi disciplina sportiva da quello che è un Maestro di Arti Marziali.
Il regalo più grande che mi ha fatto il mio Maestro è trasmettermi l’amore per questa disciplina, non è seplicemente passione, una passione non mi avrebbe permesso di superare ostacoli fisici e caratteriali tali da raggiungere il 3° Dang, quello che me l’ha permesso è semplicemente amore.
Un traguardo che io vedevo irraggiungibile, nemmeno lontanamente pensabile, basti pensare che quando ho cominciato il mio Maestro era 1° Dang e lo vedevo lontano anni luce da quello che mai avrei potuto raggiungere.
Gli stessi miei compagni più anziani, Denis e Pino su tutti, erano un punto di riferimento inarrivabile, e invece eccomi.
L’anno di preparazione all’esame è un anno duro, faticoso sia mentalmente che fisicamente, che mette alla prova i muscoli e il cuore, perché di quello bisogna averne tanto per superare le difficoltà che si presentano per arrivare alla fine.
La bellezza di questa Arte Marziale , però, è appunto questa, con l’andare degli anni, con l’esercizio alle nuove forme, fondamentali e parti in coppia che via via che i gradi si susseguono, aumentano di difficoltà, ci preparano a traguardi sempre più impegnativi, allenandoci a superarli nonostante ogniuno di noi abbia i propri limiti.
Il Viet Vo Dao questo insegna, non ti arrendere, non abbandonare, lotta ed impeganti e vedrai che il premio arriverà.
Mi guardo indietro e vedo tanta gente che con me frequentava e di quei tanti negli anni pochi hanno tenuto duro, ma quei pochi sono davvero dei guerrieri e mi vanto di essere amico loro.
Trovarsi davanti ai Maestri durante l’esame è sempre un momento emozionante, e rimane sempre la tensione, non importa quanti esami si facciano nella vita, quando si tiene ad una cosa come io tengo al Viet Vo Dao, si cerca sempre di dare il massimo.
Certo non sempre succede ma la cosa importante è provarci sempre e comunque, ed è il pensiero che mi ha accompagnato in tutti questi anni di pratica, provarci comunque, vada come vada.
La fortuna però è che questo cammino non lo si compie da soli, vicino si hanno dei compagni che diventano quasi una famiglia, Pino, per tutti i rimproveri ed incoraggiamenti che a suo modo mi rivolgeva, Marica, una leonessa che quest’anno ha faticato come poche, anche perché era la mia compagna, e, credetemi, poche volte ho visto persone con la sua forza d’animo e coraggio, e naturalmente, come dicevo, il MIO Maestro che per noi più anziani è una guida, un amico e una persona sulla quale si può sempre contare.
Tutto è iniziato come una semplice iscrizione ad una palestra e, dopo 25 anni, è una parte fondamentale della mia vita, che mi ha formato prima come uomo e dopo come artista marziale.
