Nel silenzio del respiro: il mio cammino nel Viet Tai Chi
Dalla riabilitazione fisica alla scoperta di un’arte che insegna equilibrio, pazienza e libertà interiore
L’inizio del mio cammino
Mi chiamo Stefano, ho sessant’anni e questo è il mio quarto anno sul cammino del Viet Tai Chi.
Ho conosciuto la palestra del M° Maurizio Foschi nel 2022, quando mia figlia Caterina ha iniziato ad allenarsi con la squadra di Viet Vo Dao. In quel periodo mi stavo riprendendo da un intervento all’addome ed ero alla ricerca di un’attività che mi aiutasse a ritrovare confidenza con il mio corpo.
Avevo già sentito parlare del Viet Tai Chi da alcuni amici e mi era sembrata una buona strada, soprattutto per imparare a controllare la respirazione. Ho assistito a qualche allenamento e poi mi sono buttato.
Le difficoltà dei primi passi
L’impatto iniziale è stato un po’ frustrante: non capivo molte cose, non riuscivo a mantenere l’equilibrio, non sapevo come porre il corpo in certe posizioni e, soprattutto, mi mancava il fiato.
Non saprei dire se a ribellarsi fosse il fisico o la mente.
Col tempo le cose sono migliorate. Mi rendo conto che è come imparare a nuotare: ci vuole pazienza. Prima le basi, poi le prime bracciate incerte, la paura di affogare… Poi, un giorno, arriva la prima vasca, senza più cercare di aggrapparsi alle boe.
E all’improvviso ti ritrovi a nuotare in silenzio: tu, l’acqua e il suono del tuo respiro. È lì che la mente si libera, in un mondo sospeso.

Perseverare nella Via
Perseverare nella Via è un po’ questo: accettare i propri limiti, riconoscere che non tutto può andare sempre bene — come nella vita —, e apprezzare i piccoli passi avanti nella giusta direzione. Guardare indietro e avanti, continuando a camminare.
In questo sono fortunato: ho trovato un maestro paziente e carismatico, e compagni di cammino esemplari.
Libertà nel respiro
Non so dove mi porterà questo percorso. Ma spero che, un giorno, mi accorga che sto “nuotando” senza paura.
Di essere solo con “l’acqua” e il mio respiro, libero di andare, senza timore di affogare.

Che bella immagine… l’acqua ed il respiro. Rende proprio l’idea di quello che il viet tai chi fa ritrovare dentro di noi. Ed è una sensazione, più o meno cosciente, che abbiamo tutti noi allievi. Tu sei riuscito a dargli un aspetto figurato.
Bravo Stefano