Pesaro, da sempre (o almeno per me da 13 anni), è la sede deputata agli esami di passaggio di grado per noi allievi di VTC. Appuntamento annuale fino a IV Chi e accesso al I Dang e poi qualche anno in più per i gradi superiori e, quando il maestro ritiene che i suoi allievi siano pronti, noi si va!

I primi passaggi prevedono lo studio pratico e teorico, mentre a partire dal I Dang si dovrà portare anche una tesi su argomenti che riguardano il mondo del VTC che si scelgono con il proprio maestro/relatore.

Semplice no? In apparenza si, ma che cosa comporta accedere a un esame nella nostra disciplina?

L’aspetto accademico è altrettanto impegnativo di quello pratico e sicuramente l’altra faccia della medaglia. Per praticare bene è importante conoscere una serie di aspetti teorici e per apprendere questi ultimi è utile praticare. Semplificando, si tratta di due aspetti che sono uno propedeutico all’altro e conviene (per mia esperienza) studiarli fin da subito entrambi.

In genere, ogni forma (mani nude o con armi) è un viaggio la cui meta è un ulteriore passo verso l’evoluzione dell’individuo. Quasi sempre un poema (più o meno tecnico) accompagna i movimenti e se da un lato può essere complicato ricordarlo, dall’altro può fare da bussola e aiutarci a capire a che punto della forma siamo – ce ne sono alcune molto lunghe e con movimenti che si ripetono – non è raro perdere la direzione… sigh!

Quindi riepilogando:

poema, a volte una leggenda che narra le gesta di qualche guerriero, la parte descrittiva della tecnica, eventuali applicazioni marziali e una interpretazione filosofico-spirituale (a me piace definirla così e che io amo particolarmente).
Ho la convinzione che ogni forma rappresenti il percorso di un individuo, il viaggio di un eroe che per trovare sé stesso incontra ostacoli e avversità, ma incontra anche chi lo prende per mano e lo accompagna lungo un tratto della sua vita e, a sua volta, ostacola e accompagna altri…

Bello! Si molto, ma anche faticoso e se vuoi che tutto questo ti trasformi veramente ti devi impegnare.

Ho avuto sentimenti ondivaghi nei confronti di questa arte che non contempla solo la disciplina, ma che coinvolge la comunità che si crea intorno a tutto questo, le persone che insieme a te percorrono un viaggio analogo al tuo, anche se del tutto personale. Serve rispetto, comprensione e amore affinché ognuno porti ricchezza nella vita dell’altro.

Ma com’è andata quest’anno?

Tempo di Esami: Pesaro 2022

Io Marilù e Teresa, abbiamo deciso di essere a Pesaro fin dal primo giorno e toglierci subito il pensiero e in quest’ordine: partire, arrivare, fare l’esame e poi finalmente festeggiare!

Quando siamo partite avrei voluto essere già alla fase del “festeggiare” ma, si sa, non funziona così! Devo dire che in questa occasione ho studiato tantissimo, ho redatto la tesi con convinzione (il tema della comunicazione che mi ha chiesto il mio maestro di trattare mi sta molto a cuore), ho penato per stamparla (cambierò fornitore la prossima volta) e il mio giardino mi è testimone di quante volte abbia provato quella lunghissima forma di spada che sembrava non volerne sapere di essere domata.

Avrei dovuto essere tranquilla, avevo fatto del mio meglio, ma un esame è pur sempre un esame e le incognite sono sempre dietro l’angolo.

Il viaggio è stato piacevole e quando si è in compagnia, la strada sembra sempre più corta. Quando siamo arrivate a Pesaro il mare che ci siamo trovate di fronte aveva dei colori incredibili, a dire il vero presagiva un po’ di tempesta e sembrava dipingesse il mio stato d’animo.

L’appuntamento in palestra – sede d’esame – era per il primo pomeriggio.

Appena arrivate abbiamo fatto un breve ripasso delle forme e ci siamo confrontate con altri Vo sinh che come noi erano in trepida attesa.

A Marilù è andata meglio, a metà pomeriggio ha potuto sostenere l’esame mentre io ho dovuto aspettare ancora un bel po’, l’idea di non fare a tempo e spostarlo al giorno dopo non mi piaceva per nulla… per fortuna ad un certo punto è stato il mio turno.

Come era accaduto anche al I Dang eravamo in due, ogni forma veniva praticata contestualmente e seguita dalla parte teorica e infine dalla discussione della tesi.

Il mio timore era che il Maestro Bao Lan mi chiedesse di recitare il poema di una forma – lunghissimo e difficile da ricordare per una serie di motivi – ma quando lui ha impostato il dialogo su altri parametri, a me più affini, mi sono persino divertita.

Insomma, ho fatto del mio meglio e una forma alla volta ho cercato di mantenere la concentrazione, anche quando la mia compagna d’esame ha preso una direzione (inedita) della forma di spada… Superato il primo attimo di esitazione, sono andata avanti in apnea… per fortuna era quasi alla fine e ho potuto poi respirare.

Andata, ora toccava all’ultima fase: festeggiare!

tempo di esami: pesaro 2022

Beh, in pratica abbiamo festeggiato tutte le sere, complici anche alcuni praticanti di altre palestre (Teo, Marzia e altri ancora).

La sera dopo ci hanno raggiunto Barbara, Giovanna e Lucia e sabato anche Maurizio (il nostro maestro), Denis e Giuseppe.

Lo stage è così iniziato, eravamo davvero tanti (speriamo di esserci lasciati alle spalle il Covid che per due anni ci ha impedito di ritrovarci). Come sempre durante gli stage, si praticano forme nuove e non sempre è facile, ma ci si prova.

Inutile dire che sabato sera i festeggiamenti sono proseguiti e domenica mattina lo stage si è concluso con la consegna dei vari attestati.

Vo Danh

Sapevo, ovviamente del conseguimento del II Dang, sapevo che ci sarebbe stata la premiazione del concorso “Drago d’oro” che ho vinto, ma non sapevo che mi sarebbe stato assegnato un nome d’arte.

Quest’ultimo mi ha fatto emozionare, essere riconosciuta come Kiên VânNuvola della Costanza”, mi ha fatto sentire riconosciuta in qualcosa che mi riguarda davvero.

La costanza di portare avanti sempre e comunque, nonostante ostacoli e impedimenti, ciò in cui credo.

tempo di esami: pesaro 2022

Era ora di tornare…

Si era ancora una volta concluso l’appuntamento annuale pesarese, era ora di tornare a casa.

Tre giorni che sembravano molti di più. Questi sono viaggi trasformativi e quando torni a casa trovi le stesse cose che abbiamo lasciato prima di partire, ma noi non si è più gli stessi ed è come guardassimo tutto attraverso nuove lenti.

Quello che mi sono portata a casa, oltre ai vari attestati (un vero bottino) sono gli incontri, le relazioni, le persone con le quali ho condiviso momenti di ansia, di tensione, di appartenenza, di gioia, di divertimento, di amicizia.

Grazie ad ognuna di loro, ogni sguardo, abbraccio, bacio hanno significato più di quanto avrei mai immaginato.

Un tesoretto che voglio continuare a mantenere e, se possibile, aumentare.

Francesca Kiên Vân